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RESISTENZA IN VALCAMONICA
MORTIROLO
Da Monno si imbocca la strada per il Mortirolo, giungendo in autobus fino al ponte Palù. Si prosegue a piedi sulla strada principale, passando a fianco della chiesetta di S. Giacomo, fino all’Albergo Alto dietro il quale inizia il percorso segnalato che porta all’originario passo del Mortirolo e alle trincee del dosso Signeul e quindi al passo della Foppa, sulla strada principale. Da lì si scende fino al lago e proseguendo sul sentiero della Resistenza si ritorna a S. Giacomo.
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Il Mortirolo si prestava molto bene all’attività partigiana, anche perché ospitava ancora le fortificazioni della Prima guerra mondiale.
Il 22.2.1945 reparti della Legione Tagliamento attaccano le postazioni partigiane nell’intento di distruggerle, ma dopo una giornata di combattimento i fascisti sono costretti a ritirarsi.
Il 27 febbraio i fascisti lanciano all’assalto del Mortirolo 300 uomini, ma sono nuovamente respinti con gravi perdite.
Il 20 marzo, sotto la minaccia di un nuovo rastrellamento fascista, l’intera brigata Schivardi, comprendente circa 220 effettivi, è costretta a salire nuovamente in Mortirolo.
Il 10.4.1945 ha inizio l’ultima battaglia del Mortirolo che impegna 3 battaglioni e 2 compagnie di camicie nere più un reparto di SS tedesche per un totale di 2000 uomini. Partiti da quattro direttrici, questi reparti dovevano convergere sul Mortirolo da vie diverse. Le Fiamme Verdi, sostenute da lanci di armi e viveri degli Alleati, respingono i numerosi assalti e il 1° maggio, quando già tutta la pianura Padana è liberata, possono scendere a valle scacciando i fascisti superstiti.
Durante la guerra di Liberazione caddero nella zona Luigi Calvi, Mario Gazzoli, Ersilio Manciana, Bortolo Fioletti, Giuseppe Algieri e il comandante Luigi Tosetti.
Bibliografia di approfondimento:
Dario Morelli, La montagna non dorme, Morcelliana, Brescia 1968.
Gianni Guaini (Giorgio), La mia guerra partigiana, Lineagrafica, Boario Terme 1999
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