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La Liberazione

RESISTENZA IN VALCAMONICA

25 APRILE
ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE
-Cenni storici-

Liberazione.
Questa semplice parola, per chi ha vissuto quegli anni, significa non un momento, ma un insieme di avvenimenti che hanno portato alla fine del più mostruoso degli incubi conosciuto dall’umanità: il nazifascismo.
In tutti questi anni tanti protagonisti, testimoni di quegli orrori, sono scomparsi con la speranza, spesso caduta nel nulla, che uomini, organizzazioni ed istituzioni trasmettessero alle generazioni più giovani gli ideali e i valori che li avevano spinti a lottare per un mondo migliore.
Senza pretendere di esaurire il problema di una conoscenza approfondita della seconda Guerra Mondiale è comunque utile ricordare il susseguirsi degli avvenimenti culminati nella Liberazione.
Il 1° settembre del ’39 Hitler invade la Polonia. Francia e Inghilterra, vincolate con questa da un patto di assistenza, dichiarano guerra alla Germania.
Di fatto però, sul fronte occidentale, all’inizio regna una relativa calma. Hitler ne approfitta e con un’azione-lampo occupa la Norvegia e la Danimarca. Può in seguito scatenare le sue truppe contro la Francia; per aggirare le fortificazioni francesi della
Linea Maginot invade, violandone la neutralità, il Belgio, l’ Olanda e il Lussemburgo,
L’esercito francese e il corpo di spedizione inglese accorso in suo aiuto sono travolti in pochi giorni e il 22 giugno del ’40, le truppe di Hitler sfilano in parata sotto l’ Arco di Trionfo di Parigi.
L’Italia fascista, legata alla Germania da un patto di alleanza, dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra, passando tristemente alla storia per aver pugnalato alle spalle una nazione ormai vinta.
Mussolini, affascinato dall’invinà di Hilter, ritiene prossima la vittoria tedesca, per cui “
gettare sul tavolo delle future trattative qualche migliaio di morti” gli avrebbe dato il diritto di partecipare alla spartizione del bottino.
Gli avvenimenti prendono una piega diversa da quella immaginata. Dopo i successi iniziali, le armate di Hitler cominciano a segnare il passo su tutti i fronti e verso la fine del ’42 e i primi mesi del ’43, con la resa della Sesta Armata tedesca a Stalingrado e con la battaglia di El Alamein, inizia la disfatta nazifascista.
Nel giugno del ’43 le truppe alleate iniziano la
campagna d’Italia, occupando la Sicilia.
Intanto, il 24 luglio del ’43, durante una riunione del Gran Consiglio del fascismo, viene approvato a grande maggioranza l’ordine del giorno Grandi, che prevede di affidare al re la direzione della guerra, esautorando di fatto Mussolini dalle funzioni sino ad allora esercitate.
Il giorno dopo, il 25, Mussolini viene arrestato durante una visita a Vittorio Emanuele III che affida il governo al Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio.
Grandi le manifestazioni di giubilo in tutta l’Italia per la caduta del Fascismo e nella speranza di arrivare alla pace, nonostante Badoglio, per tranquillizzare l’alleato tedesco, dichiari, nel suo proclama agli italiani che “
La guerra continua”.
Sono in atto invece trattative con gli Anglo-americani per arrivare all’armistizio, che sarà ufficializzato l’8 settembre del ’43.
Il 9 settembre il re, la sua famiglia, i principali componenti del comando militare e del governo, abbandonano Roma per Brindisi, lasciando l’esercito senza ordini precisi.
I tedeschi, che il 25 luglio sono presenti in Italia con 3 divisioni, approfittano di questo lasso di tempo per aumentarne il numero, portandole a 18. In poco tempo le truppe tedesche dilagano dal Brennero nelle principali città italiane e si impadroniscono dei punti strategici della Penisola.
É l’occupazione.
Mussolini, liberato dai tedeschi dalla prigione di Campo Impesul Gran Sasso, annuncia di avere ripreso la direzione del Fascismo in Italia e qualche giorno dopo, a Rocca delle Caminate, nei pressi di Predappio, tiene la prima riunione del governo fascista con l’insediamento dei vari ministeri sul Lago di Garda. Nasce così la
Repubblica Sociale Italiana.

La Resistenza
La Resistenza politica e sociale, iniziata già nel 1919 al sorgere del Fascismo, dopo l’8 settembre del ’43 diventerà anche Resistenza armata. Numerose formazioni partigiane, di diverso orientamento culturale e politico si insedieranno sul territorio italiano.
Interi reparti dell’esercito si rifiuteranno di continuare la guerra a fianco dei nazifascismi subendone terribili rappresaglie; come terribili saranno le rappresaglie sulle popolazioni civili.
Al momento della Liberazione si conteranno decine di migliaia le persone cadute per essersi opposte in qualche maniera alla dittatura; i loro nomi si affiancheranno a quelli più noti di Giacomo Matteotti, don Giovanni Minzoni, Giovanni Amendola, Antonio Gramsci, Piero Gobetti...
I partiti antifascisti, usciti dalla clandestinità dopo l’arresto di Mussolini, si costituiscono in
Comitato di Liberazione Nazionale per guidare la Resistenza e dare all’Italia un ordinamento democratico.
I Comitati di Liberazione sono la più grande esperienza resistenziale europea: i loro componenti, messi da parte ogni individualismo, ogni ideologia, indirizzano ogni sforzo contro il nemico comune: l’occupante tedesco e il gregario fascista.
Nei
Comitati di Liberazione Nazionale (CLN) lottano fianco a fianco i rappresentanti dei vari partiti: monarchici, repubblicani, comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, liberali; insieme cercano di promuovere la presa di coscienza e la partecipazione attiva della popolazione.
É emblematico come, nell’aprile del ’44, a
Torino, vengano fucilati 8 membri del Comitato Militare: il monarchico accanto al repubblicano, il liberale accanto al comul’ufficiale superiore accanto al professore universitario e all’operaio.
I primi partigiani saliti in montagna erano antifascisti di sempre, sbandati dell’esercito sfuggiti alla cattura tedesca, giovani che non avevano mai sentito parlare di politica se non del fascismo, ma che, istintivamente, hanno individuato nei nazifascisti il vero nemico.
A riprova dell’atteggiamento unitario, a fronte dei tre proclami di altrettanti movimenti resistenziali francesi affissi nei giorni della Liberazione a Parigi, a
Milano – ricorda Ferruccio Parri – vi era un solo manifesto firmato dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI).
Si organizzano scioperi nelle fabbriche, la renitenza ai bandi di arruolamento, le sottrazioni di generi alimentari agli ammassi, l’assistenza alle famiglie dei partigiani, l’aiuto agli ebrei perseguitati, l’assistenza ai prigionieri alleati evasi dai campi di concentramento, i rifornimenti alle formazioni partigiane.

Resistenza degli internati
Non si parla spesso di un altro tipo di Resistenza, quella condotta dai soldati italiani che nei giorni di settembre del ’43 si trovano dislocati sui vari fronti di guerra.
Circa 650.000 militari e 15.000 ufficiali vengono catturati e internati in Germania: quelli che tentano di resistere sono uccisi sul posto, un esempio per tutti è quello della Divisione Acqui, che a Cefalonia
subisce il massacro di 9.000 uomini.
I campi destinati agli italiani, in
Polonia e in Germania, erano i peggiori, erano quelli che la Croce Rossa Internazionale aveva dichiarato inabitabili. I tedeschi li avevano destinati ai russi, che essi consideravano subumani, accomunandovi in tal modo anche gli italiani.
Sarebbe bastato alzare un dito, aderire alla Repubblica Sociale Italiana e il rientro era assicurato
Molti altri riescono a raggiungere le formazioni partigiane in Albania, Grecia, Jugoslavia, proseguendo la lotta con queste unità fino alla Liberazione.
Mussolini aveva dichiarato che si sarebbe vergognato se non avesse potuto reclutare per l’esercito della Repubblica Sociale Italiana almeno 20.000 volontari tra i militari internati. Ebbene, Mussolini si dovette vergognare, perchè oltre il 95% rifiutò, pur in condizioni di paura, di fame. di freddo, di morte, di rimettersi al servizio del nazifascismo.
Da cosa proveniva questo rifiuto massiccio del fascismo?
Non bastava più la martellante e quotidiana propaganda del regime per giustificare
* L’ aggressione alla Francia e le disastrose campagne militari di Grecia, Russia e Africa;
* il comportamento dei militari tedeschi, che scortavano le tradotte stipate di ebrei, vecchi, donne, bambini.
La solidarietà con gli altri prigionieri provenienti da tutta l’Europa e il desiderio di poter tornare a far parte della grande famiglia dei popoli europei, dalla quale ci aveva estraniati il fascismo, indusse i militari internati a stabilire un rapporto fra il loro rifiuto e la Resistenza armata in Italia. Il sapere che in Italia si combatte contro il nazifascismo rinvigorisce la lotta e la determinazione degli internati.
Il 27 marzo ’44, in un documento, il CLNAI esprime la sua solidarietà e ammirazione per gli internati, che “
in una suprema affermazione di dignità e di fierezza” hanno voluto negare ogni collaborazione al nemico. Solidarietà e ammirazione “che è solidarietà dei liberi e degli onesti di tutto il mondo”.
Non si può non essere d’accordo con Giorgio Bocca quando chiama la non adesione e la non collaborazione degli internati “
l’altra faccia della Resistenza, la meno nota, ma non la meno importante, perchè ebbe rilievo anche nel determinare la scelta dello schieramento per migliaia di italiani: padri, madri, sorelle degli internati”. L’inè parte integrale della Resistenza perchè ne ha condiviso gli ideali e i fini, perchè ha combattuto per i medesimi obiettivi.

Resistenza delle truppe regolari
Accanto alla Resistenza partigiana, alla Resistenza degli internati, nasce la Resistenza delle truppe regolari italiane, che erano rimaste al Sud dopo l’8 settembre: sono le truppe della Marina e dell’Aviazione, che avevano potuto raggiungere i territori liberati con i propri mezzi e le quattro divisioni che, per essere dislocate in Sardegna e in Corsica, si erano salvate dal tracollo generale.
Gli Alleati dapprima declinano la nostra offerta di scendere in campo. Non vogliono avere debiti di riconoscenza che sarebbero pesati sul futuro trattato di pace. È la visione di Churchill che, sul finire del ’43, alla richiesta di Parri di aiuti alla Resistenza italiana, comunica a Roosvelt che “
sarebbe stato estremamente spiacevole per i conquistatori vittoriosi trovarsi con le mani legate ad opera di una parte della popolasconfitta”.
Poi ci consentono di andare al fronte col
Primo Raggruppamento Motorizzato di 5.000 uomini, che conquista Montelungo, suscitando l’ammirazione degli Alleati. Il Corpo Italiano di Liberazione, alla fine della guerra conterà 350.000 uomini.
Le Forze Armate Italiane regolari risalgono la Penisola combattendo a fianco delle Forze Armate alleate. Molte città hanno la sorpresa di essere liberate da truppe italiane.
Possiamo ben dire che la Resistenza fu la lotta di tutto un Popolo, spinta sino al sacrificio della vita.
Lo testimoniano questi dati:
militari deportati in Germania 635.000, di cui 35.000 morti e 19.200 dispersi;

militari morti combattendo contro i tedeschi in Italia e nei Balcani 56.984;

civili uccisi per rappresaglia 10.000;
condannati politici e ebrei italiani deportati in Germania 43.000, di cui eliminati 40.000;
partigiani e civili fucilati o impiccati dai fascisti 11.687;
- partigiani caduti in combattimento 55.000;
- partigiani feriti 183.000;
- medaglie d’oro 269, di cui 18 a donne, 17 a ragazzi sotto i 18 anni, 9 a sacerdoti;
- medaglie d’argento 750;
- medaglie di bronzo 500;
- croci al valor militare 500.
Sono passati gli anni.
Anni di storia della Repubblica Italiana, di conquiste sociali, di omissis, di deviazioni più o meno pilotate da parte dei Servizi Segreti, di faticosa attuazione della Costituzione, che affonda le sue radici proprio nella Resistenza.
Oggi viviamo una fase ancora più difficile della storia del nostro Paese: in questi anni si è progressivamente affievolita la tensione morale che animava i protagonisti della lotta di Liberazione. Forze politiche hanno volutamente contribuito a corrompere il senso civico e morale della società. Strati sempre più numerosi di cittadini hanno perso la visione dell’interesse generale, sostituendola interessi particolari prontamente sostenuti da soggetti che tentano di accreditarsi come
il Nuovo sulla scena politica.
Non erano queste le aspirazioni dei
Combattenti per la Libertà, efficacemente riassunti nel pensiero di Teresio Olivelli, morto in un lager nazista: “La nostra rivolta non data da questo o quel momento, non va contro questo o quell’uomo, non mira a questo o quell’altro punto del programma: è rivolta contro un sistema e un’epoca, contro un modo di pensiero e di vita, contro una concedel mondo”.


Preghiera del Ribelle

“Signore facci liberi.
Signore, che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce, segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo numeroso e crudele, che in noi e prima di noi ha calpestato Te,fonte di libere vite,dà la forza della ribellione.
Dio, che sei Verità e Libertà,facci liberi e intensi,alita nel nostro proposito,tendi la nostra volontà,moltiplica le nostre forze,vestici della tua armatura.Noi ti preghiamo, Signore.
Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocefisso,nell’ora delle tenebre,
ci sostenti la tua vittoria,sii nell’indigenza viatico,nel pericolo sostegno,conforto nell’amarezza.Quanto più s’addensa e incupisce l’avversario,facci limpidi e diritti.Nella tortura serra le nostre labbra.Spezzaci, non lasciarci piegare.
Se cadremo, fa che il nostro sangue si unica al Tuo innocentee a quello dei nostri Mortia crescere al mondo giustizia e carità.
Tu che dicesti: “Io sono la resurrezione e la vita”rendi nel dolore all’Italia una vita generosa e severa.Liberaci dalla tentazione degli affetti:veglia Tu sulle nostre famiglie!
Sui monti ventosi e nelle catacombe delle città, dal fondo delle prigioni, noi ti preghiamo:sia in noi la pace che Tu solo sai dare.
Dio della pace e degli eserciti,Signore che porti la spada e la gioia,ascolta la preghiera di noi ribelli per amore”.

Teresio Olivelli


Tutti coloro che sono morti opponendosi alla sopraffazione, alla discriminazione, al razzismo, saranno morti invano se i principi di
libertà, solidarietà, cooperazione, giustizia sociale, convivenza civile non torneranno ad improntare il nostro vivere quotidiano.



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