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RESISTENZA IN VALCAMONICA
BASSINALE
Da Piancamuno si sale con l’autobus fino a Plan di Montecampione.
Il percorso a piedi, inizia in Bassinale dal luogo dell’eccidio e si sviluppa in discesa, con un dislivello di circa 300 m, fino alla malga Campelli di Gianico. Il percorso di andata-ritorno è di circa 2,30 ore.
Per prenotare una visita guidata
contattare il n° 0364 340874 ore serali.
Il primo nucleo di resistenza in Artogne si costituisce già nel mese di ottobre del 1943 attorno al tenente Rolando Petrini, studente univer-sitario di Siena, ed ai suoi aiutanti Santo la Corte, Lorenzo Lorenzetti, Mario Ravelli Damioli, aderendo alle Fiamme Verdi e ricevendo il sostegno del curato don Ernesto Belotti.
Per questo il curato, denunciato da una spia dell’OVRA, sarà imprigionato a Brescia.
Nell’inverno ’43/’44 il gruppo si trasferisce sul monte Muffetto di Artogne.
Nel gennaio del 1944 Rolando Petrini viene arrestato a Milano dalla polizia fascista, incarcerato a Fossoli e deportato nel Lager di Mauthausen dove morirà il 21 aprile 1945.
Il comando del Gruppo del Muffetto viene assunto dal partigiano più anziano Lorenzo Lorenzetti con la collaborazione di Luigi Macario.
I monti di Artogne sono fatti oggetto di frequenti rastrellamenti che si accompagnano all’uccisione di civili inermi.
Il 22 giugno del 1944 la squadra delle FF.VV. dislocata in Bassinale sorprende una pattuglia di tedeschi in perlustrazione, ingaggia un conflitto a fuoco costringendoli a fuggire.
Il giorno successivo la formazione si sposta alla cascina della malga Campelli, sopra Gianico per poi dirigersi in Val di Fra, ritenuta più sicura. Rimangono alla cascina di Campelli tre partigiani che pernottano insieme ad Antonio Cotti Cottini, pastore del posto.
La mattina del 24, in seguito ad un’imboscata, gli occupanti della cascina sono colti di sorpresa: Antonio Lorenzetti (nome di battaglia “Tone” di appena 19 anni) riesce a fuggire, Giacomo Marioli viene ucciso sul posto, Battista Pedersoli e Antonio Cotti Cottini, condotti in Bassinale, vengono crudelmente torturati e fucilati.
Durante l’estate del ’44 la lotta partigiana si intensifica.
Si succedono sabotaggi e assalti alle caserme. Antonio Lorenzetti partecipa a tutte le imprese, incaricato di eseguire un sabotaggio alla linea ferroviaria nella località Ruch di Artogne, viene ferito e catturato.
A Darfo viene interrogato, seviziato e torturato e il 28 luglio 1944 viene fucilato davanti alla casa del fascio.
Per onorare il suo sacrificio la formazione partigiana, operante da Pisogne a Darfo e comprendente 150 uomini suddivisi in vari gruppi, prenderà ufficialmente il nome di Brigata Lorenzetti.
Bibliografia per approfondimenti:
Andrea Garatti- Ernesto Andreoli, dai ricordi di guerra un pensiero di pace, Gruppo Alpini di Artogne, Lineagrafica, Boario Terme 2003
Tipografia Quetti, Artogne 1986
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